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5/12/12 Il progetto SONIA nell'ultimo dossier Inchiesta

 

1. Alcune idee di partenza

Il progetto Sonia, la meccanica delle donne si inserisce fra le attività di ricerca di Officina Emilia a partire dal 2011 e si concentra sulle condizioni di vita e di lavoro delle donne impegnate nel distretto della meccanica di Modena, con l’obiettivo di ampliare le conoscenze disponibili sul tema e identificare le aree di interesse da sottoporre all’attenzione delle istituzioni, delle associazioni competenti e dei sindacati. L’idea scaturisce da alcune considerazioni di partenza. Gli oggetti dell’analisi, e cioè principalmente la meccanica, il lavoro e le donne, rappresentano temi marginali, spesso distorti da stereotipi e conoscenze superficiali.

Il distretto della meccanica di Modena è caratterizzato, oltre che da note e grandi imprese celebri a livello internazionale per la produzione di automobili, da migliaia di imprese di piccola e media dimensione che operano in un contesto in grado di rispondere a richieste di flessibilità produttiva, innovazione ed elevata qualità in relazione a una grande varietà di prodotti. Fra questi sono presenti certamente le automobili, ma anche una molteplicità di altri prodotti meccanici, di componenti e di macchinari di differente complessità e destinati ai più diversi tipi di utilizzo. Oltre alle macchine ci sono anche gli uomini e le donne, protagonisti dei processi produttivi. Il lavoro non è certo un elemento di secondaria importanza. Anche in ambienti dove la tecnologia avanzata caratterizza i processi produttivi, il lavoro umano continua a rappresentare un valore centrale e la principale fonte di innovazione grazie alle competenze dei lavoratori. Quando si prende in esame il lavoro delle donne, però, è necessario tenere conto delle relative specificità. Le donne vivono il lavoro in maniera peculiare. Un notevole carico di lavoro di cura, in una società che fa ancora molta fatica a fare i conti con la parità fra i sessi, si somma al lavoro professionale retribuito. Tale intreccio, fatto spesso di tempi compressi, di talentuosi esercizi di organizzazione e di molti sacrifici non può essere ignorato in un’analisi che mira a indagare in maniera completa le condizioni di vita e di lavoro delle donne. I due aspetti sono profondamente legati e presentano numerosi e importanti elementi di interdipendenza.

Le donne hanno fatto ingresso nel distretto e hanno conquistato ruoli di responsabilità non solo nelle amministrazioni, ma anche in produzione. La meccanica rimane in molti casi un settore pesante in cui le donne faticano a occupare alcune posizioni chiave sia per la durezza del lavoro, sia perché rappresentano ancora una minoranza fra le fila dei laureati delle facoltà tecniche e scientifiche, e degli operai specializzati. Tuttavia, il divario si sta lentamente colmando.

2. Il progetto

Il progetto Sonia la meccanica delle donne si articola in una serie di interviste videoregistrate rivolte a un campione della popolazione delle imprese coinvolte nella ricerca. Il campione degli intervistati è composto da un 50% di uomini e un 50% di donne circa, in modo da poter perseguire un punto di vista comparativo. Le interviste permettono di confrontare le narrazioni maschili e femminili, le attribuzioni di significato legate al distretto della meccanica modenese, al lavoro, ai ruoli, alla vita familiare e privata, alle relazioni fra i sessi dentro e fuori le imprese.

Tre imprese del distretto sono al centro dell’analisi empirica: BD Torneria Automatica di Castelfranco Emilia, Tetra Pak Packaging Solutions di Modena, Wam Group di Ponte Motta nei pressi di Cavezzo. Fra gli obiettivi del progetto c’è anche quello di esaminare come le variabili legate alla tipologia, alla dimensione delle imprese e alle politiche riservate alle lavoratrici possano incidere sulle condizioni di vita e di lavoro delle donne. Le imprese sono state scelte e coinvolte nel progetto per ragioni diverse, sebbene abbiano alcuni tratti comuni: sono imprese metalmeccaniche, hanno una presenza femminile di rilievo al loro interno, hanno sede nel distretto industriale di Modena, effettuano politiche interessanti nei confronti delle donne.

BD Torneria Automatica è una piccola impresa a conduzione familiare con circa il 70% di manodopera femminile impiegata fra amministrazione e produzione. Tetra Pak Packaging Solutions è una grande impresa multinazionale che proprio nel modenese ha individuato, alla fine degli anni ’70, il luogo ideale per espandere la produzione e che qui ha esportato un modello di welfare di matrice svedese molto sofisticato. Wam Group è un’impresa partita da un piccolo garage con una brillante intuizione e divenuta leader mondiale nella produzione delle macchine per la movimentazione dei solidi alla rinfusa, la filtrazione delle polveri, la separazione dei solidi dai liquidi, la miscelazione e la tecnologia della vibrazione, con sedi nei cinque continenti, dal 2005 ha aperto i suoi reparti di produzione alle donne.


3. Prime considerazioni

Le donne intervistate conducono una vita molto piena. Il lavoro retribuito si conferma essere solo una parte del lavoro complessivo che ricade sulle loro spalle e che si arricchisce anche della cura dei figli, degli anziani e della casa, lasciando scarsissimi margini di tempo libero.

Per quanto riguarda la condivisione del lavoro di cura in ambito familiare, i compagni vengono generalmente descritti come troppo impegnati e troppo stanchi per poter avere un ruolo meno marginale. Un atteggiamento di protezione e giustificazione prevale in molti casi. Tuttavia, a un’analisi più approfondita, questi stessi uomini non risultano affatto più oberati rispetto alle loro compagne. Anzi, in alcuni casi appaiono come persone che riescono a godersi il meritato riposo a fine giornata e nei fine settimana, che possono coltivare hobby e avere tempo libero, in netto contrasto con alcune delle intervistate che descrivono la propria vita come frenetica, senza soste, senza riposo e senza molte distrazioni. Emerge in maniera diffusa l’importanza di avere un lavoro retribuito con orari certi e di organizzare intorno a questo il lavoro di cura. La qualità del lavoro svolto viene valutata dalle donne anche in base a questo elemento: in diversi casi viene indicato come più importante del livello salariale. Molte delle donne intervistate non sembrano poter prendere in considerazione impieghi di rilievo retribuiti meglio, qualora comportassero orari più estesi e maggiori straordinari che non consentirebbero loro di gestire il lavoro di cura.

Dalle interviste emerge che la flessibilità oraria, intesa come possibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro, è un elemento centrale per valutare la soddisfazione sul lavoro. Tendenzialmente la flessibilità oraria viene negoziata attraverso vie formali nelle grandi imprese e attraverso vie informali nelle piccole realtà a conduzione familiare. Nelle grandi imprese le donne possono contare sulla concessione dei permessi previsti dal contratto, ma soprattutto su un orario stabilito non soggetto a grandi fluttuazioni. Nelle piccole e piccolissime imprese sembra confermarsi l’esistenza di relazioni informali basate su una conoscenza reciproca profonda, alimentata da comunità familiari insediate in aree comunali numericamente contenute. In queste situazioni la flessibilità oraria delle donne alle prese con piccole emergenze familiari o imprevisti quotidiani viene gestita con informalità e un certo grado di autonomia: si smette di lavorare qualche decina di minuti prima, si salta la pausa pranzo, si torna mezz’ora dopo, si recupera a fine turno. In questi contesti la conoscenza e la fiducia, stabilitesi in un rapporto consolidato nel tempo, sembrano essere i principali garanti di una relazione che fa spesso a meno dell’utilizzo di strumenti strutturati.

La maternità emerge come un momento cruciale. Il congedo in metalmeccanica può essere notevolmente esteso se in presenza di condizioni di lavoro potenzialmente nocive: esalazioni, sforzi, forti rumori. Alcune delle intervistate hanno riportano storie molto drammatiche in cui, durante esperienze lavorative precedenti, sono state messe anche nella condizione di lasciare il posto di lavoro. Nelle imprese coinvolte nel progetto, invece, la maternità appare gestita nel pieno rispetto delle regole e in alcuni casi con servizi di supporto specifici. Le intervistate con figli nati durante l’attuale rapporto lavorativo raccontano di non aver subito alcun tipo di pressione psicologica e di essere state reinserite al termine del congedo negli stessi ruoli e alle stesse condizioni. Fatti da non dare per scontato nonostante l’attuale legislazione in materia. In alcuni casi, le gravidanze hanno rappresentato momenti di partecipazione e solidarietà.

Le donne impiegate in produzione sperimentano quotidianamente la fatica e raccontano come il loro corpo si sia modificato con il passare del tempo sotto il peso delle mansioni. Consapevoli di una certa inferiorità in termini di forza fisica, sono convinte di poter compensare con una maggiore organizzazione, precisione e affidabilità. Appaiono molto appassionate e orgogliose del loro lavoro e di essere donne che riescono a competere in un mondo prevalentemente maschile. In molte sono consapevoli di meritare, come tante colleghe, avanzamenti di carriera che non sopraggiungono, e di effettuare le stesse mansioni di alcuni colleghi senza ottenere lo stesso inquadramento o retribuzione. Dalle interviste emerge in maniera diffusa che le donne faticano a essere accettate nel mondo delle officine meccaniche dove gli uomini hanno atteggiamenti maschilisti e prevaricatori. Vengono viste di malocchio e trattate con sufficienza. Devono “guadagnarsi la fiducia” e “dimostrare di essere all’altezza”. Solamente dopo aver superato questa soglia vengono in qualche modo accettate pienamente. Una sorta di prova che le donne affrontano nei reparti produttivi dove sono spesso in netta minoranza. Una sfida che non tutte superano. Quelle che resistono entrano a pieno titolo a far parte della comunità.

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[Ultimo aggiornamento: 11/12/2012 15:39:50]

 

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